Le radici della civiltà etrusca

Tratto da “Museo di preistoria e protostoria, Manciano”, a cura di Massimo Cardosa, Firenze 1994, p. 117

Il processo di etnogenesi che porterà alla nascita della civiltà etrusca inizia, forse, già nel momento in cui la valle del Fiora e l’Etruria in generale divengono aree di estrazione ed esportazione di minerali e metalli.

Sicuramente questo processo può considerarsi quasi compiuto alla fine dell’età del bronzo, durante la fase definita “Protovillanoviano” (XII-X sec. a. C.) quando il territorio subisce un processo di riorganizzazione rispetto al periodo precedente.

Gli abitanti si spostano su pianori di tufo fortificati naturalmente ed alcuni assumono proporzioni notevoli, tanto che si può supporre l’esistenza di centri egemoni; inoltre la copresenza di tombe a tumulo e di altre in nuda terra indica l’esistenza di ceti egemoni e quindi di un’organizzazione sociale piuttosto complessa.

Si assiste inoltre ad un notevole sviluppo demografico e all’incremento dell’attività metallurgica: i prodotti della valle del Fiora raggiungevano l’alto Adriatico attraversando l’Appennino nei pressi di Bologna.

E’ possibile denominare questa popolazione Protoetrusca?

Allo stato attuale delle ricerche molti indizi sono a favore di questa ipotesi. Uno solo la contrasta: l’abbandono delle sedi preistoriche e la fondazione dei grandi centri di Vulci nella valle del Fiora, e di Tarquinia e Cerveteri più a sud; tuttavia le nuove sedi, anche se di dimensioni maggiori, rispecchiano fedelmente quelle protostoriche.

Per quanto riguarda il sito, si tratta infatti di ampi pianori naturalmente fortificati da pareti scoscese e da fiumi, mentre il tipo di abitazione, a base incassata nella roccia oppure a pianta ellittica su canalette di fondazione, viene ripreso da tradizioni costruttive più antiche.

I confronti tra le capanne a pianta ellittica di Sorgenti della Nova e San Giovenale (Protovillanoviano) e Tarquinia (Villanoviano) sono del tutto convincenti.