La ceramica medievale: la circolazione delle merci nel Mediterraneo

Per molti secoli il Mediterraneo fu attraversato da rotte commerciali che collegavano il mondo occidentale all’Africa e all’Oriente. Solo la conquista islamica delle regioni settentrionali del continente africano causò, a partire dalla fine del VII sec. d.C., la crisi definitiva di questi traffici. L’Occidente dovette fare a meno non solo del vino, dell’olio e degli altri prodotti agricoli delle terre ormai in mano araba, ma anche del raffinato vasellame da mensa che impreziosiva le tavole dei più ricchi, la ceramica “Sigillata” di antica tradizione romana. Continuarono invece ad essere esportati dalle province mediorientali (la Palestina, le regioni dell’Asia Minore, le isole del Mar Egeo, Costantinopoli) i pregiati vini, le spezie esotiche, le stoffe più eleganti ed altre merci preziose.

Proprio ad influenze bizantine, riflesso dell’egemonia politica che a lungo Bisanzio esercitò su parte dei territori italiani, va attribuita la reintroduzione della tecnica di invetriatura dei manufatti ceramici. La presenza di ceramica invetriata, prodotta in Italia centrale a partire dalla fine del sec. VIII, nella quale si fondono tecniche orientali ed elementi morfologici del mondo carolingio, è particolarmente importante per l’individuazione di siti archeologici di epoca altomedievale. Tuttavia anche gli scambi commerciali con la parte orientale del bacino mediterraneo risentirono, dalla fine del secolo VII, delle sopraggiunte condizioni di insicurezza della navigazione dovute ai frequenti attacchi della pirateria araba. Contemporaneamente alla contrazione delle tradizionali reti commerciali, si assiste però alla maggiore incidenza sui mercati della nostra penisola dei prodotti provenienti dall’Italia meridionale e dalla Sicilia, come dimostra il caso delle lucerne “a rosario” che, prodotte in Sicilia, sostituirono quelle di importazione africana.

Questo panorama è completato dalla tenuta del commercio a livello regionale testimoniata, almeno per quanto riguarda il Lazio, dalla presenza di anfore di produzione locale rinvenute in particolari siti della Campagna Romana, databili ai secoli VIII/IX. Si tratta dei luoghi identificati come Domuscultae, le grandi fattorie istituite dalla Chiesa di Roma a partire dal sec. VIII per garantire la produzione agricola necessaria al sostentamento dell’Urbe.

Anche la produzione delle ceramiche di più stretto uso domestico era locale, e quindi con differenze regionali, talvolta sensibili, nel repertorio morfologico e decorativo. recipienti per cucinare, casseruole, olle con relativi coperchi, i testi e i testelli (teglie) per la cottura di focacce e del pane, i paioli; per il trasporto e la conservazione di liquidi, le olle acquarie, i boccali e le brocche; ceramiche da mensa rappresentate da poche forme chiuse (per lo più brocche e anforette) decorate con semplicissimi motivi lineari incisi o dipinti in rosso. Come si può notare si tratta sempre di forme chiuse, molto semplici nella forma e nella decorazione; il corredo ceramico domestico del primo Medioevo è praticamente mancante di piatti, di scodelle e di coppe, cioè di quelle forme ceramiche che, utilizzate dai romani, saranno nuovamente prodotte solamente a partire dal tardo Medioevo.

Foto Museo della Ceramica della Tuscia

Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII si affermarono in Italia nuove produzioni invetriate con vetrine definibili “perfezionate”: si tratta di vetrine stannifere, il cui uso era noto in Iraq già nel sec. IX, nelle quali lo stagno rende opaco il rivestimento vetroso, rendendo necessaria quindi una seconda cottura per il fissaggio della decorazione.

Furono sicuramente di esempio i bacini e le coppe importate dall’area siculo-maghrebina (in Sicilia lavoravano maestranze islamiche) e dall’Italia meridionale, che rappresentarono prodotti di lusso destinati non solo alle tavole più ricche ma, spesso, alla decorazione di murature come nel caso dei campanili ravennati, romani, pisani, ecc. La circolazione di questi prodotti stimolò poi la produzione locale di ceramiche graffite e di maiolica arcaica e, in un secondo momento, policroma, dando vita a creazioni sempre più varie e complesse nelle forme e nel repertorio decorativo.

Bibliografia:

S. Lusuardi Siena (a cura di), Ad mensam. Manufatti d’uso da contesti archeologici fra tarda antichità e medioevo, Udine 1994

E. De Minicis (a cura di), Le ceramiche di Roma e del Lazio, I-II, Roma 1994-95