Com’era fatta un’abitazione protostorica?

Non sono molti i dati disponibili per ricostruire l’aspetto, in elevato, delle abitazioni protostoriche, tuttavia essi possono essere suddivisi in due gruppi distinti: da una parte quelli di carattere “etnografico”, ricavati dall’osservazione e dallo studio delle capanne fino a poco tempo fa ancora costruite da pastori, contadini e carbonai come ricovero più o meno provvisorio sia di persone che di animali; dall’altra i dati di tipo “archeologico”, ovvero tutte le rappresentazioni di capanne e abitazioni contemporanee o vicine all’epoca di cui ci si occupa.

In quest’ultimo gruppo rientrano le urne cinerarie a capanna databili tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio di quella del ferro, alcune tombe a camera di epoca orientalizzante e pochi altri oggetti distribuiti nello stesso arco di tempo. Naturalmente è questo l’insieme di dati che fornisce il contributo determinante alla ricostruzione dell’aspetto esteriore dell’abitazione, mentre il primo insieme fornisce più utili indicazioni per quanto riguarda i particolari costruttivi e l’adozione di soluzioni tecniche e architettoniche.

Le pareti erano costituite da una intelaiatura di pali verticali disposti ad una distanza approssimativamente regolare uno dall’altro, uniti da traversoni orizzontali. Talvolta, per esempio, nel caso delle grandi abitazioni a pianta ellittica, i pali erano disposti più fittamente, all’interno di una canaletta continua scavata nella roccia, creando così una sorta di parete a palizzata o steccato.

Questa struttura di base veniva poi ricoperta con frascame intrecciato, spesso canne, talvolta ulteriormente ricoperto da un rivestimento di argilla.

A Sorgenti della Nova in realtà sono state rinvenute scarse tracce del rivestimento di argilla delle pareti, molto comuni altrove in contesti analoghi. Evidentemente un probabile secondo strato di rivestimento delle pareti doveva essere realizzato il più delle volte ancora con materiali vegetali, in analogia con quanto si può osservare nelle capanne moderne dove, a seconda delle zone, vengono utilizzate foglie di scarcia (una specie di canna palustre), paglia o scopa, mentre l’argilla doveva essere limitata ai tratti di parete più vicini al focolare, per impedirne la combustione.

Tratto da “Sorgenti della Nova. Un abitato tra protostoria e medioevo”, a cura di Nuccia Negroni Catacchio e Massimo Cardosa, Milano 2007, pp. 40-43

Modellini di capanne dei pastori della Selva del Lamone, esposti presso il MuRV