La vita quotidiana di Rofalco raccontata da…un gattino

La tegola con l’orma della zampetta di un gatto, proveniente dal sito tardo-etrusco di Rofalco

In tutto il mondo ci sono musei che vantano oggetti della propria esposizione che recano l’impronta della zampetta di un gatto o di un cane. Spesso si tratta di tegole: per esempio nel Museo Nazionale Etrusco di Viterbo, Rocca Albornoz, è esposta una tegola del II sec. a. C. con diverse impronte di gatto mentre una tegola di epoca romana con l’impronta di un gatto è nel Gloucester City Museum, in Inghilterra, per citarne solo due.

Potevamo essere da meno a Farnese? Ovviamente no.

Perciò chi verrà al Museo Civico “F. Rittatore Vonwiller” potrà ammirare anche l’impronta di un gatto su una tegola tardo-etrusca, proveniente dal sito di Rofalco.
Un gattino vissuto più di duemila anni fa, che rende ancora più vivida la descrizione della vita quotidiana del piccolo abitato fortificato che incontrò presto una fine cruenta a causa dell’espansione romana.